Riconoscere e guarire i traumi del presente e del passato

INTRODUZIONE AL CONCETTO DI TRAUMA

Approfondire il concetto di Trauma è molto importante nel campo della salute mentale al fine di comprendere complessivamente l’eziopatogenesi della psicopatologia e delle conseguenze sugli individui.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il trauma può essere definito come il “risultato mentale di un evento o una serie di eventi improvvisi ed esterni in grado di rendere l’individuo temporaneamente inerme e di disgregare le sue strategie di difesa e di adattamento” (OMS, 2002). L’American Psychiatric Association definisce invece il Trauma psicologico come “l’essere presenti ad un evento che comporta la morte, lesioni o altre minacce all’integrità fisica di un’altra persona il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o minaccia di morte o lesioni sopportate da un membro della famiglia o da altra persona con sui si è in stretta relazione” (APA, 1994). Prendendo spunto da tali definizioni postulate da tali internazionali fonti autorevoli, possiamo generalmente sintetizzare il Trauma come un “evento emotivamente non sostenibile per chi lo subisce” (Liotti, Farina, 2011) o “un evento stressante, dal quale non ci si può sottrarre, che sovrasta le capacità di resistenza dell’individuo” (van der Kolk, 1996) poiché si sviluppa in base alle capacità della persona nel sostenerne le conseguenze.


LE CONSEGUENZE PSICOLOGICHE DEL TRAUMA

I traumi non possono solamente essere considerati eventi singoli (es. calamità naturali, incidenti etc.) poiché riguardano anche le esperienze relazionali disfunzionali tra bambino e le persone che dovrebbero prendersi cura di lui. Infatti, i traumi relazionali precoci si caratterizzano per condizioni stabili, intense e ripetute nel tempo che mettono a repentaglio l’incolumità psicofisica del bambino e coincidono con la disorganizzazione dell’attaccamento (Schore, 2003) caratterizzata da una compromissione del senso di sicurezza, dalla difficoltà della gestione delle emozioni e degli impulsi e dall’incapacità di avere relazioni soddisfacenti.

Le esperienze sfavorevoli infantili avvenute prima dei diciotto anni come ricorrenti abusi fisicipsicologici o sessuali, presenza di persone con dipendenza da sostanze all’interno dell’ambiente familiare o di soggetti che hanno avuto problemi con la giustizia, membri della famiglia con disturbi mentali conclamati, presenza di violenza familiare, presenza di un solo o nessun genitore e la trascuratezza fisica ed emotiva predispongono l’individuo allo sviluppo di problematiche psichiatriche. Infatti, le esperienze sfavorevoli infantili si associano al 44% delle psicopatologie durante l’età dello sviluppo e al 30% delle forme in età adulta, costituendo dei potenti fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi psicologici in qualsiasi età (Kessler et al., 2010).


LE CONSEGUENZE ORGANICHE DEL TRAUMA

I Traumi hanno delle conseguenze negative non solo sulla salute psichica ma anche sulla salute fisica dell’individuo. Infatti, l’esposizione ad esperienze sfavorevoli in età evolutiva accelera le varie cause di morte negli adulti come la comparsa di un attacco ischemico o cardiaco, un cancro, una malattia cronica polmonare, le fratture scheletriche o le malattie al fegato (Felitti et al., 2012), Lo studio appena citato corrobora altri studi precedenti in cui era già stata dimostrata una correlazione significativa tra esperienze sfavorevoli in età infantile e depressione, abuso di sostanze, promiscuità sessuale e violenza domestica, cardiopatie, tumori, diabete e disturbi epatici (Felitti et al., 1998).

Determinate esperienze di maltrattamento e trascuratezza nell’infanzia si associano anche ad anomalie strutturali e funzionali in diverse regioni del cervello tra cui la corteccia prefrontale che regola le funzioni di logica e ragionamento, il corpo calloso che integra le attività tra i due emisferi e il sistema limbico deputato alla produzione e alla regolazione delle emozioni. Tali esperienze alterano anche la produzione del cortisolo e di altri neurotrasmettitori come adrenalina, dopamina e serotonina che regolano il tono dell’umore e diverse funzioni comportamentali. Tali vissuti, se non vengono correttamente elaborati, continuano ad avere un impatto sulle strutture cerebrali, alterando le connessioni neurali e diventano così dei ricordi immagazzinati in una rete neurale in cui la capacità di elaborare l’informazione traumatica rimane interrotta. I ricordi di eventi traumatici rimangono così non verbali, frammentati, intrusivi e decontestualizzati e, non subendo il processo di elaborazione, causano i sintomi nel presente (Brewin et al., 1996).


IL TRATTAMENTO PSICOTERAPEUTICO DEL TRAUMA

Le linee guida dell’OMS sostengono che “la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale individuale o di gruppo (CBT) focalizzata sul trauma oppure la Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari (EMDR) dovrebbero essere indicate per bambini, adolescenti e adulti con disturbo post-traumatico da stress” (WHO, 2013)”. Infatti, dopo un trauma o uno stress grave, con la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale e l’EMDR le persone prendono consapevolezza del fatto che ciò che è successo non si può cambiare ma si può ridurre l’impatto emotivo del ricordo traumatico, rielaborandolo in maniera più adattiva e facendo in modo che questo non dia più fastidio e rechi disagio nel presente. Di conseguenza, le persone lasceranno una volta per tutte il passato nel passato, recuperando la propria serenità, rafforzando gli aspetti della loro autostima e imparando ad avere più fiducia nelle loro capacità.

Dott. Alessandro Di Domenico – Psicologo e Psicoterapeuta

Centro di Psicoterapia e Salute Mind Lab – MARTINSICURO (TE)

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BIBLIOGRAFIA

  • Brewin C. R., Dalgleish T., Joseph S., “A dual representation theory of post traumatic stress disorder” (1996)
  • Felitti V.J., Robert F. A., “The relationship of Adverse Childhood Experiences to Adult Medical Disease, Psychiatric Disorders and Sexual Behaviour: Implications for Healthcar” (2012)
  • Felitti V. J., Anda R. F., Williamson D. F., Spitz A. M., Edwards V., Koss M. P., Marks J. S., Nordenberg D., “Relationship of childhood abuse and household dysfunction to many of the leading causes of death in adults. The Adverse Childhood Experiences (ACE) Study” (1998)
  • Kessler R. C., “Childhood aversities and adult psychopathology in the WHO World Mentale Health Surveys” (2010)
  • Liotti G., Farina B., “Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa” (2011)
  • van der Kolk, Bessel A., “The complexity of adaptation to trauma: Self-regulation, stimulus discrimination, and characterological development” (1996)

SITOGRAFIA

  • emdr.it
  • who.it

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