L’alleanza terapeutica nell’EMDR e nell’imagery

L’alleanza terapeutica è un concetto introdotto in ambito psicoanalitico ma è stato preso in larga considerazione anche nelle psicoterapie cognitivo comportamentali con lo scopo di monitorare l’andamento della relazione tra terapeuta e paziente nel qui ed ora. Infatti, secondo due rilevanti meta-analisi, il mantenimento di una buona alleanza terapeutica costituisce uno dei più importanti e forti predittori di buon esito della psicoterapia (Horvath & Symonds, 1991; Martin, Garske & Davis, 2000; Lingiardi, 2002; Norcross, 2011; Safran e Muran, 2000; Horvath, Del Re, Flückiger et al., 2011).

L’alleanza terapeutica è inoltre un prodotto costituito da tre principali fattori che si influenzano l’un l’altro (Bordin, 1979). Il primo fattore è una chiara definizione degli obiettivi che terapeuta e paziente concordano all’inizio del trattamento o durante il trattamento stesso, il secondo fattore consiste nella definizione dei compiti precisi che l’uno e l’altro dovranno svolgere all’inizio del trattamento mentre il terzo fattore rappresenta il tipo di legame che si andrà a creare tra i membri della diade terapeutica.

Questa definizione dimostra come sia l’alleanza terapeutica sia l’intera psicoterapia siano dei processi estremamente collaborativi tra i due soggetti interagenti in quanto terapeuta e paziente saranno attivi nei loro specifici ruoli. Infatti, il terapeuta è l’indispensabile esperto di psicologia clinica e di teoria della cura mentre il paziente è l’altrettanto indispensabile e anzi l’unico vero esperto delle proprie emozioni, stati mentali e propensioni. Il legame si instaura tra comportamenti, emozioni e i pensieri di entrambi i soggetti poiché la relazione terapeutica rappresenta un legame di attaccamento a tutti gli effetti in cui sono presenti la ricerca di vicinanza, la protesta verso la separazione e il bisogno di una base sicura (Weiss, 1982). Di conseguenza, il paziente avrà la tendenza ad applicare i propri Modelli Operativi Interni (MOI) verso il terapeuta in quanto memore dei ricordi, delle aspettative e i significati costruiti nella relazione con le proprie figure genitoriali. Tuttavia, anche i Modelli Operativi Interni (MOI) dello psicoterapeuta saranno attivi ed è bene che quest’ultimo ne sia più consapevole possibile per gestire eventuali frustrazioni personali che giocano un ruolo significativo nel costruire, mantenere e riparare l’alleanza terapeutica.

Stando al modello teorico cognitivo evoluzionista, si può dunque parlare di buona alleanza terapeutica quando paziente e terapeuta collaborano nel perseguire gli obiettivi condivisi, rispettano i compiti del trattamento ed è presente un legame affettivo costituito da fiducia e rispetto. In queste condizioni, il sistema motivazionale volto al mantenimento di un’alleanza terapeutica stabile è quello cooperativo e riduce l’attivazione di cicli interpersonali maladattivi. Ciò accade poiché l’EMDR e le tecniche immaginative permetterebbero in condizioni di sicurezza di fronteggiare la sofferenza, disattivando temporaneamente il sistema dell’attaccamento e attivando il sistema esplorativo (Onofri e Tombolini, 2004) e integrare le precedenti esperienze di attaccamento deficitarie e patologiche attraverso la produzione virtuale di esperienze interpersonali mutative (Manfield, 1998; Parnell, 1999; Giannantonio 2000; Wade e Wade, 2000). Di conseguenza, il paziente migliorerà in maniera esponenziale le sue funzioni metacognitive, intese come “la capacità di identificare e attribuire a sé e agli altri stati mentali, pensare e riflettere sui propri e sugli altrui stati mentali; usare tali conoscenze per prendere decisioni, risolvere conflitti, problemi relazionali e padroneggiare stati di sofferenza soggettiva” (Carcione et al.,1997).

Considerando tali premesse, sarebbe dunque preferibile utilizzare il protocollo EMDR e le tecniche immaginative solamente dopo aver fatto una buona concettualizzazione del caso, assicurandosi che la relazione terapeutica sia stabile e non dentro cicli interpersonali disfunzionali e quando il paziente non presenta situazioni di urgenza come rischio di drop out, pensieri e condotte suicidari, elevata disregolazione emotiva e dissociazione, abuso di sostanze o alcool.

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Dott. Alessandro Di Domenico 

Centro di Psicoterapia e Salute Mind Lab – MARTINSICURO (TE)

BIBLIOGRAFIA

  • Carcione A., Nicolò G., Semerari A., Curare i casi complessi. La terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità” (2016)
  • Dimaggio G., Ottavi P., Popolo R., Salvatore G., “Corpo, immaginazione e cambiamento. Terapia metacognitiva interpersonale” (2019)
  • Dimaggio G., Semerari A., “I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpersonali” (2003)
  • Hackmann A., Levy J. B., Holmes E. A., Marsigli N., Brumat E., “Le tecniche immaginative in terapia cognitiva. Strategie di assessment e di trattamento basate sull’imagery” (2018)
  • Liotti G., Farina B., “Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa” (2011)
  • Liotti G., Monticelli F., “Teoria e clinica dell’alleanza terapeutica. Una prospettiva cognitivo evoluzionista” (2014)
  • Liotti G., Fassone G., Monticelli F., “L’evoluzione delle emozioni e dei sistemi motivazionali. Teoria, ricerca, clinica” (2017)
  • La Rosa C., Onofri A., “Dal basso in alto (e ritorno…). Nuovi approcci bottom-up: psicoterapia cognitiva, corpo, EMDR” (2017)
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  • Verardo A. R., Lauretti G., “Riparare il trauma infantile. Manuale teorico d’integrazione tra sistemi motivazionali ed EMDR” (2020)

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