Joker: tra comprensione psicopatologica e moralità

Arthur Fleck, nel film poi soprannominato Joker, è un attore comico di circa quarant’anni che, a causa delle sue turbe psichiche, viene continuamente ignorato dalla società ed inizia una lenta e progressiva discesa negli abissi del trauma psicologico che lo portano a diventare una delle menti più criminali della storia del cinema. Abbandonato dal padre e costretto a badare alla madre schizofrenica con deliri floridi ed una grave depressione, Arthur vive in un appartamento lugubre e tetro in condizioni di estrema povertà e trascuratezza, cercando di sopravvivere e dare un senso alla sua esistenza lavorando precariamente come comico in un’agenzia.


L’unica fonte di supporto emotivo e morale riesce a trovarlo presso i servizi sociali di Gotham City in cui viene seguito sia in psicoterapia sia farmacologicamente. Tuttavia, Arthur prende una brutta piega quando, a causa della chiusura del servizio sociale per mancanza di fondi, si ritrova totalmente solo e di conseguenza impossibilitato a curarsi per difficoltà economiche. La sospensione di entrambe le terapie rappresenta il trigger che fa peggiorare i suoi deliri e scompensa i suoi tratti di personalità antisociali e narcisistici. Tutto ciò, insieme ad malattia neurologica nota come Sindrome Pseudobulbare che è caratterizzata da una difficoltà a gestire delle improvvise risate disarmoniche rispetto al suo stato emotivo, segna la completa perdita della sua stabilità emotiva.


Proseguendo con la trama, Joker diventa pian piano un personaggio a cui viene tolto quel briciolo di dignità che cercava di preservare inseguendo il sogno di diventare un comico famoso, in quanto viene considerato un oggetto privo di caratteristiche umane agli occhi degli altri e dell’intera società. A questo personaggio inizialmente sofferente per la sua condizione, si aggiungono così caratteristiche di sadicità e psicopatia che diventano le uniche strategie che utilizza per gestire il proprio dolore e per trovare quel posto nel mondo che sembrerebbe essergli stato negato sin dalla sua nascita


Il film ricostruisce dettagliatamente come origina una malattia mentale, tenendo in considerazione il ruolo della genetica familiare e il rapporto disfunzionale con le figure genitoriali che hanno posto la base per diversi traumi. Il tutto é poi inserito in una cornice sociale dove una persona con un disturbo mentale affronta quotidianamente stereotipi e pregiudizi, rimanendo abbandonata a se stessa e in balia della sua sofferenza. Etichettato ingiustamente come “mostro”, Joker altro non é che il risultato della reciproca influenza tra una ripetuta emarginazione sociale e un ambiente familiare per nulla accogliente ma caratterizzato da continui abusi fisici e psicologici, concetto che si apprende dallo sfogo di Arthur durante il Murray Franklin Show:

“Cosa ottieni se metti un malato di mente solitario in una società che lo abbandona e poi lo tratta come immondizia?!” 

Alla luce di ciò, vi esorto dunque a fare una riflessione su questo personaggio volta a combattere lo stigma sulle persone che soffrono di una psicopatologia, iniziandolo ad inquadrare non solo come lo spietato antagonista di Batman ma soprattutto come una persona bisognosa di un aiuto negato e vittima una società individualista ed estremamente giudicante, piuttosto che comprensiva delle altrui sofferenze. 

Dott. Alessandro Di Domenico – Psicologo e Psicoterapeuta

Centro di Psicoterapia e Salute Mind Lab – MARTINSICURO (TE)

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