Liberarsi dal senso di colpa: la storia di B.

Qualche mese fa presso il mio studio arriva B., una giovane avvocatessa di media statura e ben curata nell’aspetto. Mi riferisce che da circa un anno la sua vita sembra andare a rotoli per diversi motivi: frequenti litigi con il compagno da cui non si sente capita e supportata, tensioni lavorative nello studio legale in cui lavora e mancanza di tempo libero per coltivare i propri interessi. B. inizia il suo sfogo e mi riferisce: “Mi sento come una macchina che non si può permettere di staccare mai la spina ma sono arrivata ad un punto che l’ansia e lo stress mi rendono più irritabile del solito. Inoltre, passando delle notti insonni, rendo anche meno a lavoro, trascuro le mie relazioni sociali e ho difficoltà a vivermi la coppia. Non mi riconosco più!”.

Nelle fasi iniziali della terapia, esploro insieme alla paziente le origini e i fattori che hanno rinforzato e mantenuto il suo malessere fino a quando in uno dei primi colloqui mi racconta: “Nella mia vita ho imparato che l’unico modo per essere accettata e considerata è dare sempre il massimo, non tanto per farmi ammirare dagli altri ma per sentirmi meno in colpa con me stessa”. Le rispondo che aver vissuto senza mai permettersi di abbassare un attimo la guardia sia stato molto faticoso, visto il forte senso del dovere con cui si è approcciata alla vita. La paziente accenna un leggero sorriso e le sue pupille diventano un po’ lucide. Dalla sua lieve commozione intuisco che si è sentita compresa. Me lo confermerà qualche secondo dopo.

 

Concordiamo così di iniziare un percorso di psicoterapia.

Nei nostri colloqui ci siamo focalizzati su diversi aspetti. Tra questi abbiamo diminuito il senso del dovere e il rigido perfezionismo con cui B. conviveva da tempo. Inoltre, avendo imparato a chiedere aiuto agli altri nel momento del bisogno, comportamento precedentemente evitato per timore di essere rifiutata e di apparire come persona debole, anche la relazione con il compagno e le relazioni sociali ne hanno successivamente beneficiato.

La nostra terapia si è conclusa quando la paziente è stata in grado di accettare i fallimenti a cui la vita inevitabilmente ci espone. Infatti, giunta alla consapevolezza che sbagliare è un diritto di ogni essere umano, ha iniziato a gestire diversamente tutte quelle situazioni in cui provava emozioni come colpa e vergogna, diventando così una giudice molto meno severa con se stessa. Inoltre, rivendicando l’importanza del tempo libero e degli spazi personali, si è iscritta anche ad un corso di cucina, un suo sogno nel cassetto che desiderava sin da adolescente.

Nelle sedute finali abbiamo ricordato le normali difficoltà emerse all’inizio della terapia e abbiamo discusso dei vari progressi fatti. Inoltre, abbiamo riflettuto su come, nonostante le diverse situazioni difficili della vita, una buona motivazione al cambiamento e una solida relazione terapeutica sono stati dei fattori essenziali per il suo cambiamento. Ci siamo salutati così sull’uscio della porta con una salda stretta di mano, entrambi consapevoli che la mia stanza sarà sempre per B. un luogo sicuro in cui potrà tornare ogni volta che ne avvertirà il bisogno.

Nota Bene: La paziente ha acconsentito alla pubblicazione del seguente testo e, per tutelare ulteriormente la sua privacy, le sue generalità sono state modificate.

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